Lasciarsi bene

Se ne va con stile il 2014, l’anno che verrà ricordato come un 2013 con un po’ meno carisma. Fare una classifica spiritosa di eventi dell’anno che volge al termine è esercizio ormai vieto e ammantato di saccenza, pertanto ci limiteremo in questo luogo:

a) A linkare Il Post, che in quanto a classifiche spiritose, esercizi vieti e manti di saccenza non è secondo a nessuno.

b)  Trascinare questo articolo per un’altra stentata decina di righe basandosi sulle libere associazioni di idee, il discorso indiretto libero e una confezione di marron glacé regalatami da Massimo Carminati (che peraltro in Romanzo Criminale – La Serie moriva colpito da un buco di sceneggiatura, pertanto la sua nuova popolarità mi ha molto sorpreso, visto che io dalle serie TV mi aspetto rigore)(e seni, seni floridi). Visto? È facile.

Cosa ricordare, insomma, del 2014? Certamente il suo essere un anno palindromo, nonché l’anno in cui ho scoperto che posso usare parole difficili a casaccio, tanto frequento solo gente più stupida di me (che poi è il grande segreto di Corrado Augias). È stato poi l’anno dell’ISIS, di AstroSamantha e di Daniza, tutte e tre a loro modo eccellenze trentine: Daniza perché ha spiegato all’Italia che ‘sti orsi noi li abbiamo creati e noi possiamo distruggerli; AstroSamantha perché se non avesse trascorso un’adolescenza noiosissima e priva di occasioni di socializzazione in Val di Non sarebbe diventata una laureata in Lingue come tutte le persone normali; e l’ISIS in quanto parte di una complicata strategia di marketing territoriale che punta a fare di Kobane la nuova Pinzolo (ritiri dell’Inter esclusi, da quelle parti hanno già sofferto abbastanza). È stato poi l’anno dei trionfi di Vincenzo Nibali e Matteo Renzi, che hanno portato con sé un messaggio di speranza per la nostra sofferente Italia: in un contesto di sconfortante mediocrità, per emergere e apparire invincibili basta assai poco. È stato l’anno in cui su Internet erano tutti furbissimi, argutissimi, pieni di witteria, poi tornavano a casa e picchiavano i figli (quasi cit.). È stato pure l’anno in cui Caterina Guzzanti ha fatto un figlio, non l’ha fatto con me, e insomma di questo non ne parliamo più. Nel 2014 se ne sono andati in tanti, ma comunque sempre troppo pochi: tipo, io sono ancora qui a scrivere ‘ste cose.

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