Uomo di Ferrara muore su una ferrata. Il necrologio verrà pubblicato a pagina 46.

KAMIKAZE

Quella era la notte. La notte tanto attesa, la notte mille volte pensata, progettata, sognata.

Quella era la notte in cui avrebbe ucciso.

Era conscio di dover perire anche lui, per realizzare il proprio piano, ma non gli importava. Tanto era stato divorato dall’odio, in quegli anni, che la morte gli appariva solo come una liberazione. Anzi, si rammaricava solo del fatto che Essi non avrebbero mai saputo che sarebbe stato lui ad ucciderli. Nella loro cieca presunzione, non lo consideravano un pericolo: era pertanto certo che avrebbero negato l’evidenza, attribuendo le Loro morti a una terribile casualità.

Ripensò per l’ennesima volta a quel giorno ormai lontano, il giorno in cui Essi erano arrivati. Ricordò la Loro ferocia, il loro metodico accanirsi sui suoi fratelli, sui suoi amici. Caduti uno dopo l’altro sotto i colpi impietosi delle Loro armi.

Lui era sopravvissuto. Non per merito, né per coraggio: semplicemente, l’avevano risparmiato. Era rimasto lì attonito, immobile, ad osservarli mentre portavano via i resti di coloro ai quali aveva voluto bene. Da quel giorno, ogni giorno, l’inevitabile domanda lo ossessionò, come già aveva ossessionato tanti sopravvissuti prima di lui.

“Perché io?”

Già, perché proprio lui? Cosa aveva fatto per meritarsi la più atroce delle condanne, quella a vivere e ricordare?

Non seppe mai darsi una risposta razionale: dovette infine accettare che solo di casualità si era trattato, che sarebbe potuto toccare a lui come a chiunque altro o a nessuno. Preso atto di questo, non gli ci volle molto per maturare la decisione: era suo preciso dovere ergersi a vendicatore. Lo doveva alla sua gente, mai abbastanza pianta.

Per anni Li aveva osservati, dopo la strage: arroganti e senza cuore avevano preso possesso di quella che era stata la sua terra, proclamandosene padroni. Avevano costruito le Loro case, avevano sostituito la propria vita a quella di coloro che c’erano prima di Loro, come se nulla fosse accaduto.

Li odiava, dal primo all’ultimo. Odiava la loro quotidianità. Odiava i giovani innamorati che si scambiavano impacciate affettuosità a due passi da lui, odiava i futili litigi tra automobilisti, odiava le risate chiassose e le urla di dolore. Odiava tutto, sempre. Odiava i Loro sentimenti, perché Loro i suoi sentimenti avevano distrutto, lasciandogli in cambio solo quell’odio sordo e rabbioso.

Più di tutti, odiava i bambini. Lo ossessionavano, le grida allegre o piangenti dei bambini, i loro giochi infiniti, la loro dannata insolenza, il loro disinvolto venirgli vicino, di tanto in tanto. Li odiava più di tutti e per questo essi sarebbero stati il bersaglio della sua vendetta. Solo il loro sangue gli avrebbe dato pace.

Sangue che era giunto il momento di far scorrere, ne era pienamente consapevole. Dedicò un ultimo pensiero ai suoi fratelli caduti, le lacrime che si mescolavano alla pioggia battente,  poi si lasciò andare.

“Apriamo il nostro telegiornale con una notizia tragica: stanotte a Lonigo, in provincia di Vicenza, un violentissimo temporale ha causato il crollo di una quercia secolare. La quercia si è abbattuta sulla struttura di accoglienza per minorenni senza genitori “Santa Maria Goretti”,  uccidendo sul colpo sei suore e quindici bambini, undici dei quali italiani. I soccorsi sono stati tempestivi, ma vani. Colleghiamoci subito col nostro inviato…”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: