La protesta non violenta, ma il compagno di cella sì

Rieccomi a voi! Scusate se sono mancato per qualche giorno, ma è stato un periodo un po’ così: proprio ieri sera ho minacciato di darmi fuoco davanti ai mercatini di Natale, se non fosse stata soddisfatta la mia richiesta di un albero di Natale di marzapane di tre metri d’altezza, da porre al posto del campanile del Duomo. Poi, dato che la mia minaccia aveva provocato l’unico effetto di unire oltre mille persone nell’unico coro “Datti fuoco, datti fuoco!”, ho rinunciato a compiere l’insano gesto e sono tornato a casa. Non prima però di avere preso a calci un chihuahua, che ad una più attenta analisi si è rivelato essere il figlio del noto industriale del tabacco Mingazzoni. Per farla breve, vi scrivo questo blog dal carcere di Trento. Il posto non è male, ma il risveglio stamattina è stato duro. In compenso, mi sono già fatto diversi amici, nelle docce.
Vi saluta, restando in piedi, il vostro sempre arguto
DeadNature
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Una Risposta to “La protesta non violenta, ma il compagno di cella sì”

  1. Debora Says:

    ohhhhhh!!!!!
    ma che dici???l\’amore ti fa molto male…però mi fai sempre ridere…potresti scrivere testi comici…daaaaiiiii…stai su!!!!la tua amica e confidente di parma!!!

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